Il Milan esce con le ossa rotte dalla quantomeno controversa sconfitta di Jeddah nella Supercoppa italiana contro la Juventus, apparsa ancora una volta di un altro livello ma premiata oltre i propri meriti anche da una direzione arbitrale certamente non impeccabile, per usare un eufemismo. 

Resta l'amaro in bocca per una spedizione certamente non condotta nelle condizioni ideali, sin dalla mancata partenza di Leonardo, impegnato in questioni a questo punto di maggior importanza rispetto a quello che potrebbe essere l'unico trofeo che il Milan si giocherà in questa stagione, fino alla gestione del "caso Higuain", per la quale nella giornata di ieri si è sfiorato più volte il termine "dilettantismo" da parte della società.

In mezzo il "pafrafulmine" di Fantozziana memoria Gattuso: il tecnico del Milan si è addossato tutte le colpe per fare da scudo alla squadra e consentirle di scendere in campo e disputare la propria partita senza condizionamenti, come poi effettivamente è avvenuto. Un allenatore che ha dimostrato di tenere tantissimo alla maglia che ha rappresentato e che ora non porta ma sente visceralmente in panchina: forse troppo, finendo per sfiorare il tragicomico. Penso a cosa avrebbero fatto allenatori come Antonio Conte o Josè Mourinho in queste condizioni: probabilmente avrebbero salutato la barca senza troppe remore. Non c'è solo Gattuso a farsi il "sangue amaro" per i colori rossoneri: in attacco da due anni l'unico a fare gol è un giovane che arriva dalla Primavera, che ha compiuto un exploit mai troppo celebrato, in maniera immotivata, e che ha scalzato e messo in fila tutti i rivali che sono arrivati a contendergli una maglia, da Kalinic ad Andrè Silva fino a Higuain, intristito dal rossonero al punto da chiedere la cessione: poche parole, tanti gol e ancora più voglia e "veleno", come ama dire chi lo gestisce.

Ora, chiunque arrivi dal mercato, sia esso Piatek, Batshuayi o "persino Icardi", la maglia da titolare nell'attacco del Milan deve spettare solamente a lui, Patrick Cutrone. Perché in una situazione nella quale il Milan non è più percepito come la leggenda di un tempo ma come un club del quale è troppo facile vestire e svestire la maglia, chi merita di continuare a difenderne i colori è chi dimostra di comprendere la grandezza della squadra che sta rappresentando, in Italia e nel mondo: Gattuso e Cutrone.

@AleDigio89