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Milan tra congelamento premi UEFA e sanzioni: la Champions è necessaria!
La Champions League 2018/2019 distribuisce 2 miliardi di euro di premi, mentre l’Europa League solo 560. Già questa proporzione di quattro a uno è sufficiente a capire quanta differenza faccia per un club concorrere per la coppa dalle grandi orecchie o la sua cuginetta affascinante, ma parecchio meno ricca. 

Con il Milan nelle salde mani della nuova proprietà Elliott il club ha centrato la riammissione all’Europa League attraverso il Tas, ma è ancora in attesa di un responso definitivo sull’ammissione al regime di Settlement Agreement e, in caso negativo, potrebbe pagare sanzioni per il mancato rispetto del fair play finanziario nel triennio 2014-17. Per questo motivo nel bilancio al 30 giugno 2018 compaiono 17,5 milioni nel fondo accantonamento e l’Uefa, in via temporanea, ha congelato i premi derivanti dalla partecipazione a questa stagione europea.

Proviamo per quanto possibile, a questo stadio, a fare delle stime sugli incassi del Diavolo dall’Europa.
Guardando a questo inizio di stagione solo per l’accesso ai gironi i rossoneri “avrebbero” diritto a poco meno di 3 milioni. Per le due vittorie contro Dudelange e Olympiacos il Milan ha dovuto rinunciare a 1,14 milioni. Al momento, quindi, il dato certo è che l’Uefa ha in mano oltre 4 milioni di eventuale spettanza rossonera, in attesa di sviluppi.

Ma proviamo a capire a quanto potrebbe ammontare il “congelamento” nel caso la squadra di Gattuso arrivasse in fondo alla competizione e come questo potrebbe eventualmente riflettersi sul mercato. In caso di primo posto nel girone, poniamo con 3 vittorie, il Milan consegnerebbe nelle mani di Nyon altri 1,7 milioni di premi partita + 1 milione di vittoria girone. In caso di qualificazione al secondo posto il bonus sarebbe di 500.000 euro.

I premi partita previsti fino alla finale ammontano a 15 milioni di euro in caso di vittoria e 11 milioni nel caso di sola partecipazione alla finale. A questi ricavi vanno aggiunte due variabili importanti. La prima è il market pool, cioè più semplicemente il valore del mercato televisivo che distribuisce 168 milioni complessivi, poi una classifica dei coefficienti di nuova introduzione che tiene conto del rendimento europeo degli ultimi dieci anni e prevede la spartizione di 84 milioni di euro in quote singole da 71.430 euro: i rossoneri al momento in questa speciale classifica sono al sedicesimo posto. La squadra con la posizione più alta da questa voce si porterà a casa 3,42 milioni di € (71.430 x 48).


 
Per quel che riguarda il market pool è difficile valutarne l’impatto perché l’ammontare della singola squadra dipende dal numero di federazioni rappresentate e dal numero di squadre per ogni federazione. Giusto per avere una proporzione i rossoneri nella scorsa stagione (usciti agli ottavi contro l’Arsenal) solo dal dividendo del mercato tv hanno incassato 8 milioni più altri 6 legati ai risultati per un risultato complessivo di poco inferiore ai 14 milioni 



La Lazio, uscita ai quarti, ha salutato la competizione con 17 milioni in cassa di cui 10 dal market pool, mentre la semifinalista Arsenal con 37 milioni è stata in assoluto la squadra più ricca (con un contributo di 28 dal market pool, ricchissimo come sempre con le squadre della Premier).
Considerato che in questa stagione di UEL si è passati da 430 milioni a 560 di montepremi si può stimare prudenzialmente un incremento del 20% circa dei ricavi per i club impegnati. 

Insomma nello scenario migliore possibile il club di Via Aldo Rossi dall’Europa League potrebbe ricavare circa 20 milioni tra bonus partecipazione e bonus rendimento cui sommarne altri 20 dalla voce market pool per un guadagno complessivo di 40 milioni circa. 

Al momento ne ha solo consegnati 4 nelle mani dell’Uefa. Davanti agli azionisti nell’ultima assemblea il presidente Scaroni è stato molto chiaro su cosa aspettarsi dai giudici di Nyon: "Difficilmente non ci saranno sanzioni – ha sottolineato - siamo già stati graziati dall'esclusione dalla Coppa, e il nostro caso sarà esaminato dagli stessi giudici che ci hanno condannato. Ci sarà una pena proporzionata alle nostre trasgressioni. Non deve per forza essere tradotta in termini economici, ma sicuramente ci saranno provvedimenti. Credo che ne conosceremo l'entità entro la fine del 2018”.

Insomma, fare di calcolo può essere utile ma l’ultima parola spetterà all’Uefa. E’ bene ricordare che anche Inter e Roma nel 2015 incapparono nella scure dell’Uefa per il mancato rispetto del FPF con 6 milioni di multa immediata e altri 14 condizionali nel caso dei nerazzurri che sono ancora in regime di settlement. 

Una eventuale multa di una ventina di milioni per i rossoneri sarebbe salata e come già successo in passato farebbe riemergere una questione irrisolta: una multa economicamente pesante a una squadra sanzionata per un bilancio in deficit che senso ha se non quello di rinforzare un circolo già vizioso? 

E’ comunque improbabile che una sanzione possa intaccare un eventuale mercato di rinforzo studiato da Leonardo e Maldini. Soprattutto considerando che Elliott ha appena iniettato nelle casse rossonere 170,5 milioni per far fronte all’ultima perdita consolidata di 126 che aveva affossato il patrimonio netto societario. Piuttosto una limitazione con cui fare i conti potrebbe derivare da una eventuale richiesta di un calo del peso degli ammortamenti relativo al parco giocatori, dal momento che nell’ultimo bilancio questa voce è salita a 110,5 milioni dai 61 dell’esercizio 2016/17. A quel punto il faro dovrebbe essere quello di vendere prima di comprare. Un po’ lo stesso mantra che ha accompagnato Roma e Inter in questi ultimi anni.

La limitazione della rosa europea è un’altra ipotesi accessoria tangibile, ma tutto sommato aggirabile con scelte più oculate e attente da parte dell’allenatore, come già accaduto all’Inter nelle ultime stagioni.

Comunque presto per pensarci, soprattutto adesso che il Milan è tornato a respirare aria rarefatta in classifica. Ricordando che il fondo Elliott si è impegnato in una strategia di sviluppo perlomeno triennale. Per Nyon c’è tempo, ma guardando alle perdite d’esercizio degli ultimi anni Gattuso non potrà fare a meno, questa volta, di centrare la qualificazione alla Champions a fine stagione. Il vero game-changer di bilancio, e d’immagine, per le squadre che la disputano.
Dario Donato

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