In un mondo in cui sembra che pensare prima di parlare o di agire sia impossibile (non ci riferiamo in particolare a quello del calcio), la manina di Mourinho che mostra il Triplete ai tifosi juventini, sembra del tutto normale. Invece… sa di malinconia. E non solo perché si rimpiangono i tempi in cui gli allenatori si confrontavano con gli allenatori, con l’opinione pubblica, non con i tifosi e soprattutto si confrontavano col campo. 

Afasico, lo sguardo fisso, immobile per almeno 70 minuti, Mou s’è risvegliato solo a seguito degli sfottò dei numerosi tifosi juventini all’Old Trafford. Ma prima dov’era? Assente, suonato, assisteva allibito a una lezione di calcio subita dalla sua squadra. Può capitare: una partita sbagliata, una stagione opaca, una cattiva digestione, ma Mourinho, a Manchester, appare sempre più affezionato a se stesso che alla propria missione. Altrimenti perché risvegliarsi solo di fronte alle provocazioni e non di fronte alla realtà del gioco giocato? In fondo, a gesti simbolicamente plateali non ci ha mai rinunciato, ma le manette contro la Sampdoria s’innalzarono dopo una panchina da ossesso, nel tentativo di raddrizzare la partita. Ieri sera era ripiegato sul passato, come se il presente non esistesse; rapito da sé,  dedito più  al culto della propria personalità che al gioco, abbandonato solo alla sua caratterialità, tesa a esasperare i  propri tratti aggressivi  e a scaricare verso l’esterno tensioni che non si sanno governare. Il campo, il gioco, non contavano per lui, perduto nei pensieri suoi. Il grande allenatore portoghese non ha smesso di coltivare il proverbiale il lato veemente del proprio carattere e, in fondo, anche il suo opposto, cedendo, comunque appena può, all’esasperazione. Se non s’arrabbia si adagia sulla depressione, del resto, mai nascosta da quando è a Manchester: non va la città, non va l’ambiente, forse non vanno i giocatori. Cioè, non va la realtà e allora meglio cedere ai cori dei tifosi, ma  l’uomo responsabile e lucido sa che rispondendo alla massa, risulta perdente. Oltre a tutto, il Triplete cosa c’entra col Manchester United? Ma qui non c’erano arbitri, guardalinee, federazioni da contestare. Solo un manipolo di tifosi.Insomma,  ce lo vedreste un direttore d’orchestra che reagisca per le rime a un pubblico perplesso e  aggressivo con i suoi “buh!”, come avviene ogni tanto nei teatri dell’Opera? Sommessamente: meglio pensare al passato, mostrare tre dita o ripensare al ruolo di Pogba?