Il Napoli di Carlo Ancelotti, come quello di Maurizio Sarri, rischia di non vincere nulla. Eliminato dal Milan negli ottavi di Coppa Italia e a meno undici dalla Juventus in campionato, ha solo l’Europa League come obiettivo credibile. Premesso che lo scontro diretto potrebbe riaprire la lotta per il titolo (anche se lo credo solo io), pochi pensavano che a gennaio la stagione di Ancelotti fosse così arida di risultati.

Il confronto con Sarri, almeno per quel che riguarda il campionato, è impietoso. Ancelotti ha sei punti in meno in classifica rispetto all’anno scorso, la sua squadra ha segnato sei gol in meno e ha subìto cinque reti in più. Ma la differenza più macroscopica è la posizione di classifica. Dopo 21 giornate, con Sarri, il Napoli era in testa con un punto di vantaggio sulla Juve, mentre ora è staccato in maniera forse definitiva. Sei punti in più (mancano due vittorie) renderebbero la sfida ancora plausibile perchè la Juve avrebbe un vantaggio di cinque punti e non undici. Insomma ci sarebbe modo di credere alla rimonta. Così, invece, l’unica speranza è legata ad una disastrosa seconda parte del torneo da parte della Juve.

Ho detto più volte e pubblicamente che questo Napoli non avrebbe mai fatto gli stessi punti di quello di Sarri. Sia perché i record quasi mai si ripetono (e 91 punti è, oltre che il miglior risultato numerico nella storia del club, anche il primato per le seconde in classifica con il regime dei tre punti a vittoria), sia perchè De Laurentiis aveva investito tutto su Ancelotti e nulla sui calciatori.

Il Napoli di Sarri, invece, andava rifatto proprio perchè aveva dato il massimo. Anzi, era riuscito a realizzare tanti punti anche per una serie di dolorose “rinunce”: dalla Champions League (eliminato alla fase a gironi) alla Coppa Italia (eliminato nei quarti dall’Atalanta in casa) per finire all’Europa League (eliminato dal Lipsia ai sedicesimi).

Ora, immaginando che De Laurentiis volesse competere su più fronti, era del tutto prevedibile che il Napoli che fu di Sarri non ce l’avrebbe fatta: non ha una rosa ampia e qualificata, quindi il turnover, tanto lodato dal presidente, non paga come paga altri. Semplicemente non si è verificato quanto si sperava. E se raggiungere la finale di Champions non può essere un traguardo realistico, lo era almeno passare il primo turno nonostante un girone duro. Il Napoli, invece, ha pareggiato la prima partita, in casa della Stella Rossa, e ci ha rimesso alla fine perdendo immeritatamente a Liverpool. Raggiungere gli ottavi o i quarti di finale sarebbe stato un grande successo (anche economico), ma ad Ancelotti non si può imputare quasi nulla perché è ancora troppa la differenza tra il Napoli e i club concorrenti. Al contrario l’uscita dalla Coppa Italia, per me, è grave. In questa competizione il Napoli aveva il dovere di arrivare in finale e, se possibile, di vincerla. Non è un torneo di consolazione, ma quello che all’inizio del prossimo anno mette di fronte le società che hanno conquistato qualcosa. Il Napoli deve pensare sempre di arrivare davanti alla Juve o primo quando la Juve non c’è. Non esistono alternative, pena il fallimento della stagione.

So già che se De Laurentiis vincesse l’Europa League la preferirebbe e, di molto, alla Coppa Italia. So che sarebbe giusto e so anche che, in qualche modo, il presidente meriterebbe questa soddisfazione. Ma vincere nel vecchio continente, seppure con un trofeo di rincalzo, è molto dura e accade solo se, in qualche modo, si ridimensiona l’obiettivo campionato. L’Europa League ha un turno in più rispetto alla Champions, “ospita” le prime eliminate di quella competizione, esige un dispendio di energie fisiche e nervose enorme. Non voglio dire superiore alla Champions, ma su quel livello.

Quindi delle due l’una: o Ancelotti trascura il girone di ritorno badando solo a conservare il secondo posto, o accetta di affrontare l’Europa League senza l’imperativo categorico di vincerla. Che poi era lo stesso dilemma sciolto da Sarri a beneficio dello scudetto.

Questo per dire che l’allenatore attualmente al Chelsea non era un fissato inadatto al turnover, anzi pesava e dosava le energie. Sarà un caso, ma in Inghilterra, il Chelsea è qualificato in FA Cup e in finale di Coppa di Lega. Poco o molto che significhi, è un traguardo che Napoli ancora insegue.