Un compleanno alquanto amaro e surreale quello che ha vissuto Ivan Perisic proprio in queste ore, perché si aspettava un regalo che non solo non è mai arrivato, ma che per di più si è trasformato in una fregatura che adesso potrebbe complicare non poco la sua permanenza in nerazzurro. Le prime avvisaglie si sono avute già giovedi sera prima dell'eliminazione subita ad opera della Lazio, dove nonostante un San Siro per due terzi vuoto, le bordate di fischi sono state copiose e sonore. Gli interisti non hanno affatto gradito i patetici balletti con la quale è stata gestita la sua vicenda di mercato, e lui è uno di quelli (non l'unico) che ci ha rimediato una figuraccia di proporzioni epiche. Perisic infatti da ora in avanti dovrà dare il cento per cento per recuperare l'amore perduto dei suoi tifosi, e non è neanche detto che possa bastare. Il croato adesso è ovviamente il più naturale e ovvio dei capri espiatori, ma forse non è il solo colpevole, perché questa vicenda ha due diversi e contrapposti punti di vista, con la quale può essere giudicata.

Uno è relativo alla gestione nuda e cruda del suo cartellino, dove l'Inter benissimo ha fatto a non cadere nel tranello che l'Arsenal ha provato a tirargli. Gli inglesi infatti hanno approfittato del fatto che il calciatore fosse uscito allo scoperto dichiarando pubblicamente di voler cambiare aria, e confidando di poter far leva su questo meccanismo nell'intento di strappare un prezzo di saldo alla società. Ma una cosa che ancora in molti non hanno capito, nonostante in tal senso pure la storia abbia dato sempre innumerevoli testimonianze, è che con i cinesi non ti conviene mai provare a fare il furbo, soprattutto in ambito economico. E infatti nonostante Spalletti si fosse ormai rassegnato a vederlo partire, si è ritrovato a che fare con la fermezza di Marotta e Zhang, che con non si sono minimamente piegati alla manovra mediatica utilizata dal croato e da chi gli stava alle spalle. Vuoi partire? Perfetto! Puoi farlo, ma solo alle nostre condizioni. Però quelle condizioni non ci sono state, e benissimo hanno fatto a lasciare la patata bollente in mano al giocatore.
Il rovescio della medaglia invece è da ricercarsi nella pessima gestione della vicenda per quanto riguarda la “privacy”, mai e poi mai infatti sarebbe dovuto trapelare all'esterno la volonta di andarsene da parte di Perisic, ma in questo evidentemente, la maggior parte della colpa è soprattutto sua, che si è fatto utilizzare come una pedina. Un trucco che poteva andare bene fino a qualche anno fa, in certi contesti e con certi protagonisti, ma che nel calcio ultrafinanziario degli ultimi anni ha sempre meno margini di riuscita, perché le proprietà hanno a che fare con regole ferree e bilanci da salvaguardare, e se qualcuno dovrà rimetterci, allora è bene che a farlo siano quei calciatori furbetti che rischiano simili trucchi. Ora però viene il bello, perché Perisic si è messo contro un'intera tifoseria come quella nerazzurra, che già di per sé è storicamente una delle più difficili, ostiche ed esigenti a livello mondiale, ma che se poi subisce uno sgarbo del genere allora può tramutarsi in una belva feroce e crudele. Da questo punto di vista a ben poco potranno servire le goffe dichiarazioni di Luciano Spalletti, che cerca di smorzare i toni con le sue conferenze stampa nelle quali riesce sempre a dire tutto e il contrario di tutto.

Spalletti infatti, prima dice che il caso è ormai rientrato, poi che Perisic sembra avercela con qualcuno, ma quel qualcuno non c'è, e non può essere lui visto che lo ha sempre schierato anche andando contro l'opinione di molti (come se di per sé fosse un merito), poi al fatto che Perisic mai e poi mai avrebbe dovuto far trapelare la notizia, infine dimostra una paradossale comprensione per il fatto che il giocatore sia stato attratto da certe offerte, ma adesso ormai e tardi e deve assumersi tutte le sue responsabilità, perché da ora in avanti bisognerà remare tutti uniti nella stessa direzione. Perisic in tutto ciò ha dimostrato la solita ingenuità tipica della maggiorparte dei calciatori, che quando decidono di cambiare aria, pensano che tutto, sia loro dovuto. Una sorta di regola aurea che esisteva e che esiste ancora oggi in molte società di calcio, ma non all'Inter dove i cinesi con Marotta hanno scelto una nuova politica, la politica di di una società che vuole tenere tutto sotto controllo, con buona pace dei mal di pancia dei giocatori e della gestione parolaia e fumosa di certi allenatori. Morale della favola? Che Perisic se la sbrighi da solo, e si faccia dare una mano dal suo allenatore, ammesso che questo voglia e sia in grado di farlo...