Caro Procuratore Sportivo,

siamo i genitori di un ragazzino di 14 anni corteggiato da una squadra professionistica che ha sede in un'altra regione rispetto a quella in cui abbiamo la residenza. Io e mio marito abbiamo fatto un sopralluogo presso il convitto offerto a nostro figlio dalla società che lo vorrebbe tesserare. Siamo rimasti esterrefatti per la sporcizia della camera e dei servizi. Non capiamo perché questa società ci dice che nostro figlio assomiglia tanto ad Antonio Cassano quando era piccolo e giocava nel Bari e poi ci propone un alloggio da terzo mondo?! Se la società crede in nostro figlio pensiamo debba offrire allo stesso ottime condizioni di vita, altrimenti è meglio che continui a vivere con noi in famiglia e giochi nella squadra in cui è cresciuto proprio qui a Bari, la città natale di Antonio Cassano! 

Genitori arrabbiati di Bari



Cari genitori arrabbiati,

non è la prima lettera che la nostra redazione riceve sul tema da voi denunciato
. Aggiungo a questa lamentela anche i casi dei genitori che devono pagare (spese di convitto) per far giocare il proprio figlio in società di altre regioni. Per risolvere il caso in questione, prendiamo in mano le norme federali e le disposizioni del Settore per l'Attività giovanile e scolastica. In linea generale un calciatore che non abbia ancora compiuto 16 anni per poter essere tesserato in un'altra regione deve spostarsi con l'intera famiglia nella nuova regione (art. 40 NOIF). E’, tuttavia, possibile ottenere un tesseramento in deroga per i calciatori che abbiano compiuto almeno 14 anni di età.

Così dispone, infatti, il comma 3-bis dell’art. 40:

“Il Presidente Federale potrà altresì concedere deroghe, in favore delle società, per il tesseramento di giovani che abbiano compiuto almeno 14 anni e proseguano gli studi al fine di adempiere all’obbligo scolastico....". Circa il tesseramento in deroga, nel C.U. n. 1 del Settore per l’Attività Giovanile e Scolastica 2013/2014 sono dettate le seguenti linee-guida:

"Le Società interessate, al fine di ottenere il tesseramento in deroga, devono dimostrare di poter garantire ai giovani calciatori condizioni di vita ottimali per quel che concerne il vitto, l’alloggio, l’educazione scolastica, il tempo libero, la loro formazione e quant’altro inerente ogni loro attività...."

In definitiva e in sintesi la risposta è la seguente: le società che vogliono tesserare calciatori in deroga debbono garantire agli stessi OTTIME CONDIZIONI DI VITA, a partire dall'alloggio!

Cari genitori avete pienamente ragione!

E voi cari utenti di calciomercato.com cosa ne pensate? Siete a conoscenza di esperienze simili al caso denunciato dai genitori del nuovo Cassano?

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