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  • Sampmania: l’effetto ‘Game of Thrones’ (no spoiler)

    Sampmania: l’effetto ‘Game of Thrones’ (no spoiler)

    • Lorenzo Montaldo
    L’idea per questo Sampmania mi è venuta nell’esatto istante in cui ho spento la TV dopo l’ultimo episodio di Game of Thrones. Questo giusto per darvi un’idea di quanto io sia squilibrato e appassionato del genere. Comunque, fatto sta che ci lavoro da un paio di giorni, e non vedevo l’ora di infilare nello stesso pezzo la Sampdoria e 'Le Cronache del ghiaccio e del fuoco'. Per chi non sapesse a cosa mi riferisco, breve riassunto. Game of Thrones, abbreviato in GOT, è una serie cult basata sui libri di George R.R. Martin. Si è conclusa l’altro giorno con l’ultima, attesissima puntata dopo un’ultima, attesissima stagione, che i fan pregavano e sognavano da tipo due anni. 

    Ovviamente, non penserete mica che nel lasso di tempo trascorso tra la settima e l’ottava stagione la gente si sia dimenticata del Trono, vero? Tutt’altro. Gli innamorati del genere si sono interrogati per 24 lunghissimi mesi tra congetture, ipotesi, possibili scenari alternativi e idee più o meno fantasiose. Sono convinto che la stessa produzione abbia, diciamo così, affrontato l’ultimo capitolo della saga con tutta la calma del caso, in modo da mandare alle stelle l'entusiasmo e formare quello che i moderni esperti di marketing chiamano ‘hype’. Letteralmente l'hype è la ‘gonfiatura’, in pratica è una strategia volta a produrre attesa spasmodica per un prodotto.

    L’hype però ha un rischio collaterale: quello di deludere il pubblico. E nel 90% dei casi, finisce così. Io lo chiamo ‘effetto Game of Thrones’, ma potete anche definirlo come il disincanto a seguito di qualcosa che prometteva bene, e che invece si conclude senza gusto e senza sapore. Ecco, sembra che stia succedendo la stessa cosa alla Sampdoria con la vicenda della cessione. Prima fase nella costruzione dell’ 'effetto Game ot Thrones': si crea progressivamente attesa, portando le aspettative alle stelle nella speranza di un finale grandioso. La tensione diventa spasmodica, sono tutti incollati al televisore. I sussurri prima sono semplici rumors, poi diventano indiscrezioni, spifferi, infine qualcosa di più. Vi ricorda qualcosa? A me sì, la situazione a Genova sino al 29 marzo. A proposito, permettetemi un piccolo inciso: evidentemente i giornalisti che raccontavano di trattative per la cessione del club non erano tutti in malafede, contaballe, pezzi di fango, no? Ora, dopo che Ferrero è volato dall’altra parte del mondo pur avendo smentito tutto in passato, e dopo aver invitato i giornalisti ad 'attaccarsi al suo membro', si può dire che non erano tutte invenzioni?

    Ma torniamo al Trono che ovviamente in questo caso è la poltrona foderata di Corte Lambruschini. A combatterselo pare siano rimasti soltanto in due. Sta a voi decidere a chi attribuire il ruolo del protagonista, l’eroe senza macchia e senza paura, il John Snow di Nervi, e a chi invece dare la parte di uno dei duecentomila antagonisti a scelta che Snow incontra sul suo cammino. Io un paio di idee ce le ho, ma le tengo per me. Come ogni corsa al trono che si rispetti, comunque, ci sono gli sgambetti e le congiure, i tradimenti e i bluff, le battaglie in campo aperto e la guerra di posizione. Mancano soltanto i draghi, ma qualcuno dice di averli visti volare sopra a Bogliasco. Non so se sia vero, riporto soltanto, poteva anche essere soltanto Quagliarella che si allenava.

    Poi, come in ogni serie a puntate degna di questo nome, quando tutto sembra finito ecco il colpo di scena. La trattativa pare chiusa, arenata, ma all'improvviso arriva la svolta che riapre tutto. Può essere, che so, un viaggio inaspettato, o un incontro inatteso, meglio ancora se a New York. E intanto la tensione cresce, arriva alle stelle. Poi, al culmine della trepidazione per il finale, ecco il maledetto ‘effetto Trono di Spade’. Già, alla fine non è altro che questo: il rimanere delusi per un finale che non è come ce lo aspettavamo, la sensazione che manchi un pezzo del puzzle, che l’ultimo capitolo non sia all’altezza delle aspettative. Tipo un 'salta tutto, non ci incontreremo più', tanto per intenderci. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.

    Ci sono però alcuni aspetti che non mi quadrano. Il primo, e più evidente: perchè andare sino in America, per farsi recapitare un'offerta? Non penso che trattative del genere si discutano su fax, telefonate, sms o mail, ma non credo neppure che un imprenditore si sobbarchi 9 ore di volo senza sapere minimamente cosa lo attende dall'altra parte dell'oceano dopo mesi di contrattazioni. A maggior ragione se porta con sé fior fiore di professionisti che tutto hanno, tranne che tempo da perdere. Per di più, quando mai è il potenziale venditore, che si autodescrive pure come poco interessato a cedere il suo bene, che va a casa di chi vuole comprare? Quello non è commercio, è piazzismo porta a porta.

    Secondo aspetto che non mi convince: se ho sul piatto un'altra offerta - in questo caso Aquilor - e l'incontro con il primo potenziale acquirente va male, il mio interesse non è certo quello di sbandierare a stampa e media l'esito tremendo delle negoziazioni, facendo sapere all'altro ente interessato di essere rimasto l'unico su piazza, e di conseguenza mettendolo in una posizione di forza. Per questo motivo vi invito ad aspettare prima di uscire dalla sala dopo aver visto l’ultima puntata. Non dimenticatevi una regola aurea del giornalismo: prima di ogni ufficialità, c’è sempre una smentita. Non sono quindi così sicuro che dopo i titoli di coda le luci si accenderanno. Ho come la sensazione che potrebbe esserci un sequel stile Marvel. Non sarà l’HBO (casa produttrice di Game of Thrones), ma anche loro sono americani. E di solito salvano il mondo.

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