La Juve vola, la Roma sprofonda, il Milan si inceppa, l’Inter è uscita dal guscio, la Lazio cresce. Bernardeschi il Bale italiano, Di Francesco in confusione, l’intuizione di Ancelotti con Insigne, Spalletti che nel disordine trova la qualità. E sabato c’è Juventus-Napoli. Di tutto questo e di altro - stimolati dalle domande dei nostri lettori - noi di «100° Minuto» ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti.
 
Sconcerti, a Roma sono precipitati nell’incubo: di chi è la colpa?
«Ci sono stati evidenti errori tecnici. Se in un mercato sbagli due giocatori su quattro, è già il 50% ed è troppo. La Roma è una squadra discretamente sbagliata perché ha comprato quasi soltanto giocatori uguali. Cristante e Pellegrini sono centrocampisti offensivi, Pastore stesso è un trequartista di passo, esattamente come Schick, al secondo anno in giallorosso e ancora incapace di dare qualcosa. C’è poi un problema di fase difensiva. Florenzi e Kolarov, che l’anno scorso era partito fortissimo, sono in cattiva forma. La difesa perde sicurezza, e così anche Fazio e Manolas sembrano giocatori scarsi. Ma il problema vero è un altro».

Quale?
«Roma come Milano e Napoli sono grandi città madri di grandi squadre che non hanno ancora capito che il calcio è cambiato. Non puoi chiedere a un presidente di fare il mercato come si faceva una volta. Si pensa che il presidente dica: quanto serve, duecento milioni? Eccoli. Ma non funziona più così: prima, i dieci miliardi di lire, i presidenti di Inter e Milan li tiravano fuori, ora non più. E questo ha segnato delle distanze e delle gerarchie».

Che colpe ha Di Francesco?
«E’ andato in confusione trovandosi una squadra non sua. Se tu passi da Nainggolan e Strootman a Cristante e Pellegrini, è dura. E in queste cinque giornate ha scontentato tutti i suoi giocatori. Ha cambiato uomini e schemi, sembra sia successo l’inferno e alla fine - comunque - ha due punti in più di quelli che meritava, perché a Torino ha vinto nel recupero».

Pensi che i giocatori si siano stancati di lui?
«Non credo alle rivolte interne. Ma succede che un giocatore non sappia più come accontentarti, e allora comincia a detestarti».

Cosa ci dice la vittoria della Juve - ottenuta «da Juve» - a Frosinone?
«Che la è sempre la stessa Juve. A Frosinone c’era troppa differenza in campo. Oggi in serie A lo 0-0 è un risultato difficile. Ma la Juve bisogna aspettarla a partite più difficili, finora il calendario è stato discretamente facile».

Dopo il turno infrasettimanale, sabato sera c’è Juventus-Napoli.
«Non so come andrà a finire, ma la Juve non può che continuare a giocare con questa scioltezza, perché è una squadra che ha accettato di squilibrarsi su un grande giocatore, Cristiano Ronaldo».
Che giocatore sta diventando Bernardeschi?
«Ormai è maturo, si è rinforzato molto fisicamente, ora pesa molto sulla partita, è determinante. Sa fare molte cose, è un giocatore all’inglese, è un Bale con più tecnica e meno forza e comunque crescerà ancora. Non è un numero uno assoluto ma un «uno-bis» che sulle 38 partite farà 10-12 gol importanti, perché ha traiettorie speciali, diverse».

Come la pensi su Insigne? Trovi riuscita l’intuizione di Ancelotti?
«Ho sempre pensato che Insigne non possa essere un trequartista. Nel ruolo di secondo centravanti tocca quattro volte più palloni di quando sta all’ala: lì pensa al cross, qui pensa per inclusione non per esclusione. Quella di Ancelotti è certamente l’invenzione migliore di questo inizio campionato».

Perché il Milan non ha ancora fatto il salto di qualità?
«Penso che il Milan giochi bene, anzi benino. Mi sembra una ballerina di carillon, è carino tutto «l’accrocco» come si dice nei giornali, è una squadra da esteti, ma manca la cattiveria. E non so se la cattiveria si acquista, è molto difficile: è più facile imparare a giocare a calcio che non imparare a essere cattivi».

L’Inter tra Champions e Genova ha mandato segnali forti.
«Quando vinci i segnali sono sempre forti. A me sembra che ci sia molto della «Teoria del caos» nei finali dell’Inter. L’Inter viene fuori quando la partita perde ordine, perché avendo un gioco approssimativo, a quel punto pesa di più la singola qualità dei giocatori. Nel disordine l’Inter è migliore delle altre: questa è la sua differenza».

E intanto risale la Lazio, al terzo successo consecutivo.
«Allora: questo è un campionato dove un paio di grandi squadre possono bucare, Roma e Milan sono già in ritardo. Ma una che non bucherà è la Lazio, dal 3° al 5° posto ci arriva: la Lazio è una squadra vecchio stampo, con un presidente molto presente, un ds che sta sempre lì senza invadere il terreno altrui e un bravo allenatore. La gerarchia è chiarissima, c’è un rapporto diverso, la Lazio è una squadra da anni 60».