Che calcio sarebbe senza l'Inter? Sicuramente più noioso. I nerazzurri vincono una partita molto importante in un momento delicatissimo del campionato su un campo difficile come quello di Parma, eppure già sabato sera impazzano le polemiche. Lautaro Martinez entra e segna, ma Icardi non va in gol per la settima gara di fila. 

Spalletti in conferenza stampa chiama in causa i "direttori", che devono sciogliere il nodo relativo al rinnovo contrattuale del capitano. Non è la prima volta che l'allenatore rilascia delle dichiarazioni in contrasto con la linea dettata da Marotta. Perché? I casi sono due: o è un folle o c'è sotto altro. 

La società ha già deciso di puntare su un nuovo allenatore per la prossima stagione, ormai lo sanno tutti. Tanto che qualcuno è arrivato a domandarsi se sia nato prima l'uovo o la gallina (non del "Cioni"): Marotta porterà Conte all'Inter o Conte (già in contatto con la proprietà cinese di Suning) ha spinto Marotta all'Inter? In ogni caso, la sostanza non cambia. 

Lo hanno capito anche la squadra e lo stesso Spalletti. Praticamente delegittimato agli occhi dello spogliatoio che, senza una guida autorevole, può sfaldarsi creando i presupposti per una stagione fallimentare. Per scongiurare questo rischio, l'allenatore ha scelto di difendere i suoi calciatori, anche andando contro la dirigenza. 

Basti pensare ai casi Nainggolan, Perisic e Icardi. I quali ora hanno il dovere di ripagare questa fiducia sul campo, difendendo il terzo posto in classifica (un anno fa la squadra aveva 2 punti in più, ma era quarta con 6 gol segnati in più e 2 subiti in più) e onorando al massimo l'Europa League. Anche se non basterà per salvare la panchina di Spalletti. Che sta mettendo il bene dell'Inter davanti al proprio, a costo di farsi licenziare a fine stagione. E che merita rispetto, non prime pagine di quotidiani sportivi nazionali con titoli di dubbio gusto.