Franco Ossola è, senza dubbio, il più grande esperto di storia del Torino. E proprio sulla squadra granata ha scritto decine e decine di libri, raccontando ogni dettaglio della sua incredibile e unica storia. Suo padre nel Toro ha invece giocato dal 1939 al 1949: è stato il primo tassello da cui è partita la costruzione di quella formazione che tutti conosciamo con il nome di Grande Torino. Era l'ala sinistra dello squadrone granata e, prima di trovare la morte con i suoi compagni di squadra nell'incidente aereo del 4 maggio del '49, correva sulla fascia mancina con la maglia numero 11. 

La memoria di Ossola e degli altri giocatori del Grande Torino è stata oltraggiata dai tristemente noti striscioni apparsi in Cruva Scirea, una prima volta nel derby allo Stadium del 2013, una seconda l'anno successivo. E proprio in questa seconda occasione, dalle intercettazioni telefoniche riportate anche dall'inchiesta di Report, è ora emerso che alla Juventus ci sarebbe stato chi era a conoscenza dei contenuti di quegli striscioni (“Quando volo penso al Toro” e “Solo uno schianto”) e avrebbe anche aiutato gli ultras a farli entrare nell'impianto: il security manager Alessandro D'Angelo. Di ciò ne abbiamo parlato proprio con Franco Ossola, figlio omonimo dello storico attaccante. 

Ossola, cosa aveva provato nel vedere quegli striscioni, diventati celebri, nel derby del 2014?
"Avevo provato un senso di pietà nei confronti di quegli individui che non potevano trovare altro per dimostrarsi così poco umani. Non avevo provato rabbia, solo pietà verso queste persone che di umano hanno poco". 

Cosa prova ora nel scoprire che dalle intercettazioni è emerso che alla Juventus ci sarebbe chi sapeva di quelli striscioni e avrebbe dato il proprio aiuto per farli entrare allo Stadium?
"Mi fa provare un senso di estraneità, c'è un mondo di ipocrisia formidabile che copre tutta una serie di interessi, di malaffari". 
Da quanto emerso dalle intercettazioni la Juventus subiva dei ricatti da parte degli ultras.
"Ricatti da parte delle curve possono accadere in tutte le società, da molti anni ha preso piede la storia del “ti do qualcosa, in cambio tu mi lasci tranquillo”. Quando noi andiamo allo stadio ci fanno passare dai tornelli, sedere nel nostro seggiolino, se si accende una sigaretta arriva uno steward a farla spegnere. Nel frattempo nelle curve succede il pandemonio".

Si sarebbe aspettato dei provvedimenti da parte della Juventus verso D'Angelo?
"Dopo aver scoperto la complicità di un proprio dipendente nel far entrare quegli striscioni, il presidente della Juventus Andrea Agnelli avrebbe dovuto cacciare il responsabile. Ricordo anche un duro sfogo di Sandro Mazzola che aveva chiesto la chiusura dello Stadium addirittura per un anno". 

Dopo la partita il presidente bianconero Andrea Agnelli condannò subito quegli striscioni.
"Se fossi stato io presidente della Juventus, dopo aver scoperto la complicità di un dipendente della società lo avrei subito allontanato, se invece il security manager è rimasto al suo posto mi fa dubitare anche delle scuse. Il famoso stile Juve, che è sempre stato tanto sbandierato qui non si è visto".