L'incredibile storia di Ali Dia, l'uomo che si finse calciatore e cugino di Weah
24/11/2016, 12:00
di Fernando Pernambuco
Ogni tanto rispunta, forse perché è diventato una leggenda. Ali Dia, il calciatore inesistente o quasi, che riuscì a giocare in Premier League. Siamo alla fine degli anni ’80, Ali, senegalese, era fissato col calcio, aveva un bel fisico e le movenze feline del grande George Weah, che cominciava allora la sua avventura nel Monaco. “Gli africani vanno di moda. E io ci provo” pensava. Così a 23 anni emigra in Finlandia, nel Finnairin Palloilijat, dove colleziona ben 5 presenze. 

In Francia, Weah comincia a farsi notare e Ali decide di spargere la voce di essere suo cugino, anche se non è liberiano. Così riesce a entrare prima nel Beauvais, poi nel Digione e, infine nel La Rochelle. Non gioca mai, ma si allena con impegno, anche se non brilla particolarmente: una bella corsa, flessioni, slalom, ma i palleggi non sono il suo forte; non parliamo del dribbling e dei movimenti senza palla. Si limita a scattare in avanti o a passare lateralmente. Vive defilato, ma ha un contratto, mangia alla mensa e divide un appartamento con un compagno.

Scherza, è simpatico, dice a tutti che prima o poi suo cugino George verrà a vederlo. In Francia non gioca nemmeno uno “spezzone” di partita, in Germania, nel Lubecca, dove si sposta, idem. Anche lì aspettano l’arrivo di Weah a bordo campo. Nelle squadre, almeno una decina, passa come una meteora, che dura non più di sei mesi o al massimo un anno. La parte è sempre la stessa: corse, salti, battute, sorrisi e, sullo sfondo il millantato cuginone, che garantisce per lui. I più scettici dicono che non vi siano prove certe nemmeno di questa non proprio esaltante carriera. Nel Beauvais non se lo ricordano, nel Digione nemmeno. Solo dalla Finlandia giungono conferme che da lì è transitato effettivamente il cugino di Weah, il quale nel frattempo, siamo nel ’96, è diventato al Milan un campione di prima grandezza. Ali pensa che il cuginato, a questo punto, abbia un valore doppio e decide di tentare il grande salto: la Premier. La scena è sempre la stessa, un fotomontaggio con Weah, una telefonata da un suo amico che ne imita la voce e tanta voglia di fare. Nell’oscuro Bryt Spartans gioca una volta in tre mesi, ma ben presto gli fanno capire che possono fare a meno di lui. Allora ci prova nientemeno che con una leggenda del calcio inglese, Graeme Souness, allenatore, all ‘epoca, del Southampton. Souness ascolta la storia di Ali, lo squadra, lo vede correre e poi sì, dice che si può fare. Così lo ingaggia con un contratto mensile. Alì è simpatico, ma riservato o meglio nello spogliatoio è spigliato, sa un sacco di cose, parla del calcio africano, del grande cugino, però in campo diventa timido, tende a defilarsi.

Souness lo fa esordire in casa contro il Leeds. Ali sostituisce nientemeno che la bandiera del Southampton Le Tissier, infortunatosi. “Vai, entra , facci vedere cosa sa fare il cugino di Weah!”. E Ali entra, sbaglia ogni controllo, corre a caso, evita i contrasti come la peste. Il pubblico rumoreggia, tutti i giocatori lo guardano allibiti. Dopo una cinquantina di minuti, viene sostituito dal difensore Ken Monkou. Souness s’infuria, soprattutto con se stesso perché ha capito di essere stato beffato, ma Ali diventa una piccola leggenda: i tifosi dei The Saints gli dedicano un coro: “Ali Dia is a liar” che ogni tanto rispolvereranno di fronte a pessime giocate dei propri beniamini.

Ali viene messo alla porta. Il trucco gli riesce per pochi mesi in una squadra dei campionati minori, poi fa perdere le sue tracce. Lo ritroveranno nel duemila a Newcastle. Si è laureato all’Università del Northumbria. In che cosa non è dato sapere. La laurea del cugino di Weah sarà vera? Lui intanto ha fatto sapere di aver dedicato la sua vita al calcio e di non essere affatto un non giocatore. Ma un giocatore vero e proprio. E nemmeno l’ultimo. Nelle speciali classifiche dei peggiori giocatori di tutti i tempi, in Inghilterra lo danno al quarti posto.
 
Fernando Pernambuco
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