La storia della Nazionale italiana di calcio è indissolubilmente legata al nome di Vittorio Pozzo che negli anni'30 la guida a vincere due Coppe del Mondo, un'Olimpiade e due Coppe Internazionali. La stessa storia calcistica di Pozzo è legata alla Nazionale, della quale in tre occasioni distinte è stato Commissario Unico: peraltro una di queste occasioni è quella a metà degli anni'20, quando l'Italia subì la più pesante sconfitta della sua storia.


LA NAZIONALE DEL DOPO GUERRA - Terminata la Prima guerra mondiale tutto il calcio si rinsalda e riannoda i fili per poter riprendere da dove si era interrotto. La Nazionale, che nel frattempo aveva comunque giocato alcune amichevoli benefiche non ufficiali nel 1917 e 1918, ricomincia anch'essa la sua attività internazionale guidata da una commissione tecnica formata – come già alle origini – da dirigenti, ex calciatori, arbitri e giornalisti. Archiviata senza particolari entusiasmi la partecipazione al torneo olimpico di Anversa nel 1920, l'Italia sino al 1923 colleziona risultati anche piuttosto lusinghieri culminati con la vittoria del 1° gennaio 1923 contro la Germania, poi qualcosa inizia a scricchiolare e una serie di 0 a 0 porta al tonfo di Praga del maggio 1923 quando gli Azzurri vengono sconfitti 5 a 1. Dopo quella sconfitta l'Italia ritornò in campo solo nel gennaio dell'anno successivo, ma fu ancora una sconfitta fragorosa, uno 0 a 4 che convinse la Federazione a liquidare l'esperienza della Commissione Tecnica e ad affidarsi ad un uomo solo, Vittorio Pozzo, che ritornava a sedere sulla panchina della Nazionale una dozzina di anni dopo la fugace esperienza delle Olimpiadi del 1912.


BOLOGNA E GENOA, IL GRANDE DUELLO - Il calcio italiano, nel frattempo, era profondamente mutato. Mutato nell'interesse degli spettatori, mutato negli interessi in gioco e mutato anche negli attori. Se è vero che il Genoa era ancora una squadra e una società al vertice del calcio nazionale, altre società si erano fatte strada e ambivano ad un posto al vertice, tra queste il Bologna. Genoa e Bologna: il grifone campione d'Italia in carica e i bolognesi che proprio in quel campionato si mettevano prepotentemente in mostra iniziando un percorso che li avrebbe portati ai vertici del calcio continentale. Le due squadre avrebbero dato vita a finali drammatiche sia nel 1924 e ancor più nel 1925. Il Genoa in quel 1924 non ha rivali nel girone A della Lega Nord, il Bologna è protagonista di un testa a testa con il Torino per la supremazia nel girone B. questo lo scenario del campionato, con gli interessi delle squadre di club che vanno ad intersecarsi – e a scontrarsi – con le esigenze della Nazionale di Pozzo. Nazionale che deve preparare le imminenti Olimpiadi di Parigi con due amichevoli tutt'altro che banali già in calendario per la primavera, a Milano contro la Spagna e a Budapest per la prestigiosa gara contro l'Ungheria. Genoa e Bologna, d'altro canto, che debbono prepararsi per l'ultima parte della stagione che – come pare ormai delineato – sarebbe culminato con la finale di Lega Nord tra queste due squadre. Se tutto va liscio per la partita del 9 marzo, dove l'Italia pareggia 0 a 0 contro la Spagna, il “caso” esplode  un mese più tardi, alla vigilia della trasferta magiara.
BOLOGNA E GENOA, IL GRANDE RIFIUTO - Come detto il campionato aveva decretato Genoa e Bologna come le migliori squadre della stagione, logico dunque che Pozzo avesse pensato di attingervi per poter schierare la migliore formazione a Budapest. Tre giorni prima della partenza ecco però che il Genoa trovò il modo di non rendere disponibile alcun giocatore per la Nazionale, spiazzando Pozzo che tentò anche telefonicamente di convincere i genoani, inutilmente. Solo De Vecchi, per ragioni anagrafiche e di amicizia personale, venne reso disponibile. Il Bologna, dal canto suo, si adeguò e anch'esso non diede nessun giocatore. Così Pozzo dovette “inventarsi” una Nazionale e come lui stesso spiega “(...) Il rimanente della squadra lo misi assieme per telefono, pescando a destra ed a sinistra, e dando la preferenza a chi aveva il passaporto pronto”. E la Federazione cosa aveva da dire? Ben poco, purtroppo per Pozzo. La F.I.G.C. all'epoca veniva da anni tribolati, sconquassata da venti impetuosi e scandali che non le permettevano di avere la necessaria forza e autorevolezza, così Pozzo rimase solo – ancora una volta, dopo il 1912 – a risolvere i problemi della Nazionale. Vittorio Pozzo dopo aver sbattuto contro i rifiuti di Genoa e Bologna aveva pensato anche di dimettersi, ma non lo fece perchè, uomo tutto d'un pezzo, “l'ufficiale non poteva abbandonare la posizione che teneva ed andarsene per il solo fatto che il plotone che aveva ai suoi ordini era rimasto decimato”, come lui stesso sinteticamente spiega nei suoi “ricordi”.


LA PEGGIOR SCONFITTA DELL'ITALIA DI TUTTI I TEMPI - Insomma, zero alibi e con coraggio si partiva per andare nella tana dei magiari con una formazione più che sperimentale. È esordiente il portiere, quel Combi della Juventus che una decina d'anni più tardi diventerà campione del mondo. Il centrocampo è il reparto che più risente della contingenza, Pozzo è costretto a schierare Cevenini III e l'oriundo della Reggiana Felice Romano in mediana, entrambi fuori ruolo. La squadra regge una mezz'ora scarsa, poi viene travolta dagli ungheresi e alla fine saranno ben sette i palloni finiti alle spalle di Combi, decretando la peggior sconfitta sino ad oggi mai subita dalla Nazionale italiana. Per la cronaca, subito dopo le Olimpiadi – dove l'Italia si ferma ai quarti di finale sconfitta dalla Svizzera – Pozzo si dimetterà dall'incarico per stare vicino alla moglie che morirà poche settimane dopo. Quello di Pozzo alla panchina azzurra è comunque solo un arrivederci, ci tornerà sul finire degli anni'20 per restarci stabilmente e scrivere le pagine più belle del romanzo azzurro.
 
(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)