Una festa di calcio per tutti, rovinata dall'inciviltà di pochi: razzismo e violenza tornano a macchiare il pallone nel Boxing Day, a margine del big match di giornata tra Inter e Napoli. Stimolati dalle domande dei nostri lettori, ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, i cori e ululati razzisti in Inter-Napoli sono l'ennesima vergogna nei nostri stadi. Il Giudice Sportivo è intervenuto chiudendo San Siro per due giornate più una senza Curva nerazzurra, sentenza giusta?
"Ci costringiamo a rimetterci sempre in mano ai giudici: non giudichiamo la realtà ma l'operato dei giudici. Qui in realtà il problema è di civiltà dello stadio: il giudice può fare il suo, ma chi è incivile lo resterà sempre. Ieri è successo un fatto quasi ridicolo: una parte dello stadio dava del nero a un giocatore del Napoli, pur avendone tre in campo nella propria squadra. E' un problema che devono risolvere i giocatori, bianchi e neri, sono loro che devono dire: 'basta!' I giudici non fanno le leggi, le fanno applicare. Noi del calcio, che siamo grandi fasulli, preferiamo sempre dare la colpa alla legge, mai alle società: che anche in questo caso rispondono con 24 ore di ritardo e dopo la chiusura della curva... Se sono i giocatori a dire 'basta, smettiamo', a prendere l'iniziativa, la gente lo accetterà. Quello che non accetta è la decisione del giudice sportivo che è lontano, è un estraneo, che deve prendere provvedimenti sbagliando sempre: perché per punire qualcuno punisce tutti, perché insegna come far finire 3-0 una partita a tavolino. Devono essere gli offesi, dove tutti noi siamo civili offesi, a dire basta: se ieri i giocatori avessero detto basta, la gente avrebbe accettato".

Oltre agli episodi di razzismo, gli scontri tra i tifosi di Inter e Napoli che hanno portato a feriti e a un morto.
"In piccola parte siamo tutti responsabili, perché abbiamo accettato di sentire cose di cui non si può più sentire. Non c'entra nulla col pallone, se una partita porta alla morte vuol dire che abbiamo sbagliato noi, giocatori e gente in tribuna. Questa è una cosa che riporta a quarant'anni fa, a Palermo... La proposta di Salvini di parlare con i responsabili del tifo delle società di A e B? Doverosa, ma ci vuole una riflessione e grande umiltà: non sono cose risolvibili in cinque o dieci minuti purtroppo".

Tornando al campo, c'è stata una partita che ha visto uscire l'Inter vincitrice.
"Ho visto un match, primo tempo migliore dell'Inter e nella ripresa meglio il Napoli. L'episodio decisivo è stato chiaramente l'espulsione di Koulibaly: ha commesso un errore, perché l'ammonizione ci stava e applaudire l'arbitro assolutamente no. E' stato il momento in cui si è decisa la partita, Spalletti poi è stato bravo a mettere subito Lautaro Martinez che ha segnato esattamente dal punto in cui è mancato Koulibaly. Ma guai a parlare di rilancio di Spalletti e dell'Inter: è comunque a -5, non ho mai visto un campionato più segnato di questo. Non è una vittoria che cambia i valori, ma è importante per l'Inter perché si rilancia dopo un momento complicato".

Il Napoli oltre a Koulibaly perde per squalifica anche Insigne, deludente a San Siro.
"E' stanco, è un mesetto che sta così e non ha più la brillantezza del campione. Non è un problema tecnico, in campionato ha sempre fatto la differenza. Per il Napoli comunque non è una sconfitta che sposta molto, chiaramente ora non si corre più per il campionato ma sulle inseguitrici: si corre sull'Inter, la Lazio, il Milan, la Roma.... Non c'è mai stato un campionato con nove punti di distacco tra la prima e la seconda alla 18esima".

Veleno e polemica a distanza tra il Napoli e la Juventus, alle parole di De Laurentiis su Mazzoleni ha risposto Allegri e successivamente Gravina, che ha minacciato provvedimenti disciplinari.
"De Laurentiis a modo suo e con una malcelata ironia ha cercato di condizionare l'arbitro, mi sarebbe sembrato troppo fesso Mazzoleni se si fosse fatto condizionare da questo... Mi è sembrata più scomposta la reazione di Allegri che ha risposto molto serio: DeLa ha cercato di condizionare sorridendo, l'altro ha risposto molto serio cercando di ricondizionare l'arbitro. Dovrebbero tutti stare più attenti a quello che dicono. Gravina? Io mi aspetto progetti che organizzino meglio il calcio, che non parli solo di reazioni. Il calcio va compreso in questo, va riorganizzato. Quando si parla di sanzioni, sono le classiche cose che non avverranno mai e comunque non avvengono per chi ha già parlato. E poi non farei sempre la femmina ferita ad ascoltare gli altri". Parliamo di Juventus, che anche in una situazione complicata come quella di Bergamo strappa un pari grazie al solito Ronaldo.
"Io credo che la Juve abbia avuto 30-40 giorni difficili e che sia stato bravissimo Allegri a non farcelo quasi notare: ha avuto fuori Emre Can, Khedira, Douglas Costa, Bernardeschi è scomparso, Cancelo, Cuadrado... Si è permesso di cambiare ruolo a Dybala, di fare turnover in porta. E tutto questo giocando la champions, non è un caso che nel finale non sia andata bene anche lì. E' che la differenza tra il calcio italiano e internazionale, almeno per ventisette squadre, è veramente leggera, ha potuto mascherare. E' stata veramente brava e ora arriva un po' stanca: una squadra che puntava tutto sui raddoppi di spazi e uomini, su una qualità doppia, si è ritrovata con dodici titolari per lungo tempo. E' stata formidabile secondo me. Ronaldo poi è una straordinaria aggiunta alla juve, ma resta pur sempre un'aggiunta: non lo diciamo noi ma i fatti, prima dell'arrivo del portoghese i bianconeri hanno vinto sette scudetti su sette. Sarebbe ingiusto dare tutto a Ronaldo, lui però ha portato alla Juve quei 10km all'ora in più che la rendono imprendibile e la fanno guardare da lontano".

Per una squadra che non si ferma, ce n'è una che non sa più ripartire: quarta partita senza vittoria e senza gol per il Milan, sul banco degli imputati c'è anche Gonzalo Higuain.
"Higuain si è fermato nel momento in cui non lo ha più voluto la Juve. Ci sono stati due momenti: il primo il rifiuto della Juve, il secondo quello in cui si è accorto che il Milan non era quello che si aspettava. I rossoneri lo hanno portato in un mondo che non aveva mai conosciuto e lì ha capito di essere vecchio, di non poter più fare le cose di prima. A possibilità reali di mercato, sono convinto che lui voglia davvero andare via. Non tanto il Milan in sé, ma questa situazione di difficoltà perenne aggiunta al ridimensionamento del suo ruolo, lui che per due anni è stato tra i migliori attaccanti del mondo scartato per uno più vecchio di lui lo ha distrutto: lì gli è scoppiato il cuore, la sua rivincita sarebbe stata trasformare il Milan e invece non ce l'ha fatta, è stato trascinato in basso. Lui si sente sbagliato, per la prima volta è un giocatore triste".

Chi rischia di pagare per tutti è Gattuso.
"Gattuso è in confusione, a Montella furono perdonate meno cose e aveva una squadra inferiore... E' chiaro che il problema di Gattuso è arrivato alla fine: se non vince contro la Spal è molto probabile che la squadra venga data a un altro e i venti giorni della sosta saranno il tempo corretto per un nuovo allenatore per entrare in una squadra, anche questa possibilità gioca inevitabilmente contro Gattuso".

Da Wenger a Guidolin e Donadoni, tanti nomi per la sua successione: qual è quello giusto per il Milan?
"Al Milan servirebbe Conte. Wenger dovrebbe ricominciare da capo, per quanto bravo sia: ha una certa età e non conosce l'Italia. Donadoni e Guidolin possono portare il Milan a fine stagione, ma non sono nomi da rilancio. Dipende quello che vuole fare il Milan: ora si può stare a guardare anche loro, ma se non ci sono arrivati prima al Milan un motivo ci sarà... Il Milan ora non può più sbagliare, deve prendere il migliore e basta, se il primo gennaio o il primo luglio lo deciderà la società. Io direi primo gennaio, perché il Milan ha assoluto bisogno della Champions e se non correggi subito il tiro il rischio è di non arrivarci, visto anche il ritorno della Roma".

Proprio i giallorossi si sono rilanciati contro il Sassuolo, grazie anche a uno strepitoso Zaniolo costantemente in crescita.
"Non è una sorpresa, è un giocatore diverso e non ci vuole molto a capirlo. Se è vero che è andata in un certo modo (il suo trasferimento dall'Inter alla Roma), vuol dire che gli allenatori non sono grandi intenditori: giusto prendere Nainggolan per carità, ma non con il sacrificio obbligatorio di Zaniolo, bisogna fare una trattativa diversa. La Roma voleva solo Zaniolo, forse i nerazzurri sono stati anche contenti che i giallorossi abbiano accettato la loro valutazione del cartellino. Un bravo allenatore, però, su Zaniolo dice che è inutile prendere Nainggolan. Rilancio Roma? I giallorossi hanno sbagliato molto fino ad adesso, hanno avuto diversi infortuni e anche Di Francesco ha sbagliato molto, ha dovuto cambiare molto per gli infortuni, ha dovuto giocare senza Dzeko che è l'unico vero uomo gol della squadra. Se però le rivali ti danno diciotto partite per rimanere in palla, avere un paio di crisi e superarle, allora la Roma diventa una squadra e pericolosa per la corsa Champions. Zaniolo poi cresce, continuerà a giocare sempre meglio per altri 4-5 anni: non è un trequartista, ma una grande mezzala sinistra. E dalla generazione di Pirlo, Totti, ecc., è l'unico vero giocatore italiano".