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  • Sconcerti: 'Marotta vuole lavorare a Milano, alla Juve ora tocca a Nedved. Gattuso? Il Milan arriverà lontano'

    Sconcerti: 'Marotta vuole lavorare a Milano, alla Juve ora tocca a Nedved. Gattuso? Il Milan arriverà lontano'

    • Furio Zara
    La Juve che cambia. La Juve che vince. Marotta come un top player, diviso tra Milano e Napoli. Le resurrezioni di Di Francesco e Gattuso. La straordinaria normalità di Piatek, il capocannoniere del campionato. La giostra della Champions: facile per Juve e Roma, l'Inter dipende dall'Inter e il Napoli che può battere il Liverpool. Noi di «100° Minuto» - grazie ai vostri stimoli e suggerimenti - ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti.


    Sconcerti, che futuro attende Marotta?

    «Non lo so, credo che lui voglia lavorare nella zona di Milano, ha sempre lavorato al Nord (Venezia, Bergamo, Genova, Torino, ndr), quello è il suo contesto. E’ un’eccellenza nel suo campo e credo che sarà molto conteso, potrebbe fare molto comodo ad una società come il Napoli, perché rientra nelle logiche di De Laurentiis l'idea di prendere "alta tecnologia" dirigenziale».

    Parliamo di Marotta come fosse un top player. Giusto così o sbagliamo valutazione noi?

    «E’ chiaro che un dirigente da solo non riesce a vincere, ma Marotta ha idee alte e facilità di valutazioni, e a queste corrispondono alte spese: ci vuole una società che si possa permettere le idee di Marotta».

    Ti aspettavi lo strappo con Agnelli?

    «Credo che sia stata un’esigenza quasi fisiologica di Agnelli, che ha cominciato quando aveva trent’anni, ha vinto tanto e ora - da quarantenne - comincia una nuova fase con persone nuove. Detto che credo sarà Nedved ad occuparsi d’ora in poi del mercato, la nuova società sarà fatta da manager che arriveranno da mondi estranei al calcio».

    E intanto la Juventus scatta a +6. Egemonia anche quest’anno?

    «Certo è che il predominio è molto marcato, anche perché Allegri ha un Cristiano Ronaldo al massimo. In campionato fa in modo eccezionale le cose normali, anche questo lo rende unico».

    La Roma ha riperso a correre. Merito di chi?

    «Delle mosse di Di Francesco. Ha rovesciato la Roma, ha deciso di puntare su Pastore trequartista e non più mezzala, si è visto costretto a rinforzare il centrocampo con De Rossi e Nzonzi. Sulle fasce al posto di ali leggere ha messo un difensore puro come Santon e ha avanzato Florenzi. Ha messo la manovalanza al servizio della qualità, così la Roma è tornata a vincere».

    Respira anche Gattuso.

    «I segnali del Milan sono buoni, è una squadra che gioca a calcio, piena di giocatori di talento: arriverà lontano».

    Cos’ ha di speciale Piatek?

    «E’ un attaccante che fa movimenti semplici ma definitivi. E’ diverso proprio perché è straordinariamente normale, così riesce a prendere in contropiede i difensori abituati ad un altro tipo di attaccanti. E ha solo 23 anni…».

    Con che ambizioni ci avviciniamo a questa tornata di Champions? Il Napoli - dopo il pareggio di Belgrado - sembra già ad un bivio. Che ne pensi?

    «Ti dico che a me il Liverpool non entusiasma. Cioè, mi spiego: è irresistibile per mezzora a partita, ma per un’ora è una squadra normale, e non parlo dell’attacco che con Salah, Firmino e Manè è fenomenale, ma mi pare che la difesa non dia molte garanzie. Insomma, è perforabile. Credo che la Juventus avrà gioco facile dello Young Boys, così come la Roma, anche se il Viktoria Plzen è una piccola Juve ceca. E poi c’è l’Inter. Sai, gli olandesi del Psv sono belli ma giovani, corrono molto e sono organizzati, ma l’Inter non dipende mai dagli avversari, l’Inter dipende solo da se stessa».

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